Mondo del lavoro | aprile 18, 2011

Responsabile del proprio lavoro

E’ da un pezzo che non scrivo sul blog perchè ho intenzione di trattare un tema scomodo: la responsabilità. Quanti di noi si sentono responsabili del proprio lavoro?

Il significato delle parole

I giovani precari o i dipendenti esecutivisti spesso guardano con invidia i responsabili di reparto perchè sono più renumerati. E dimenticano il significato della loro qualifica: “responsabile marketing”, “responsabile commerciale”, “responsabile risorse umane” e così via.

La parola “responsabile” non gliel’hanno affibbiata a caso, dovrebbe avere un ruolo ben preciso: se qualcosa va storto nella loro area di competenza, la colpa se la prendono loro, non i sottoposti.

Nella piramide aziendale che va dal titolare allo stagista, è previsto che ognuno si prenda la responsabilità di coloro che sono sotto di lui.
Eppure troppo spesso si tende a scaricarla altrove: il caporeparto fa pressioni sugli operai che non riesce a gestire o che ne sanno più di lui, il responsabile di area scarica le inefficienze sul caporeparto e il titolare su fattori esterni all’azienda: “è colpa della crisi!”.

Nessuno, a nessun livello, è più responsabile di nulla
: è sempre colpa di qualcun altro.

Il caso Thyssenkrupp vale per ognuno di noi

L’importanza di questa sentenza è stata ribadita un po’ ovunque: i titolari dell’azienda sono stati ritenuti responsabili delle vite dei loro dipendenti morti nel rogo; perchè hanno deciso di metterle a rischio risparmiando sulla sicurezza.

Quindi un titolare d’azienda -e, in misura minore, chiunque abbia un ruolo intermedio nella piramide di comando- ha in mano non solo la produttività delle persone che comanda, ma le loro stesse vite con tutto ciò che comporta, comprese la dignità e il benessere fisico e mentale.

La qualifica di “responsabile” o il titolo di imprenditore non possono essere fatti solo di privilegi; comprendono anche delle responsabilità alle quali un adulto serio e maturo non dovrebbe nemmeno cercare di sottrarsi.
Sono le due facce della medaglia; prendere o lasciare.

Responsabilità e merito

Perchè nessuno si prende più le proprie responsabilità?
Semplice: perchè si è persa l’abitudine di premiare gli sforzi di chi ci sta intorno, sia pure con una parola di incoraggiamento ogni tanto.

Anche il più benintenzionato, dopo un po’ si sentirà inutile e incapace di incidere sul benessere dei colleghi o dell’azienda stessa e cederà le armi.

Anche i “capi” e i “responsabili”, quante volte rischiano il posto se fanno troppi errori? E quanti giovani intraprendenti e desiderosi di mettersi in gioco vengono tenuti in stato vegetativo per impedirgli di scalare la piramide e sostituire questi manager inadatti?

Insomma, la pressione psicologica è stata eletta a sistema per mantenere nei posti di responsabilità chi responsabile non è.

Diventiamo responsabili dal basso

Se siamo in fondo alla piramide come stagisti o esecutivisti, il nostro fardello di responsabilità sarà molto più leggero; ma dovremo ugualmente fare i conti con la qualità del nostro operato.

Se il lavoro è fatto male la colpa è nostra. Punto.

Possiamo cercare dei fattori che hanno remato contro, come una informazione inesatta o un collega distratto; ma questo non sminuisce la nostra parte: non abbiamo preso l’iniziativa di chiedere informazioni più precise o non abbiamo spronato a dovere il collega.
Se agendo diversamente potevamo evitare che il problema si verificasse, la colpa è nostra. Punto.

Alcune responsabilità possono apparire banali, ma a pensarci bene sono il fulcro su cui vive l’azienda.
Cosa accadrebbe se, a prescindere dalle aspirazioni professionali, un esecutivista impaginasse volantini alla bell’e meglio o un barista non si impegnasse a preparare un buon caffè espresso?
Possiamo star certi che prima o poi lo studio grafico o il locale ne risentirebbero negativamente.

Il bello di essere responsabili

Sentirsi responsabili della qualità del proprio lavoro può apparire un’idea balzana, invece ha un sacco di vantaggi:

  • Ci abitua a governare la nostra vita, non a farci governare dagli altri.
  • Ci aiuta a misurare i nostri limiti e a superarli.
  • Ci fa apparire professionali e capaci: persone con un atteggiamento adulto e delle quali ci si può fidare.
  • Ci permette di pretendere che chi ci sta intorno si prenda le proprie responsabilità.

Nel momento in cui ci prendiamo le nostre responsabilità, non dobbiamo più temere di pretendere responsabilità dai nostri colleghi o superiori; perchè noi saremo già un passo avanti a loro.

Infine, ricordiamoci che responsabilità e meritocrazia viaggiano di pari passo: non possiamo aspettarci di essere premiati se non rimostriamo di avere a cuore le nostre responsabilità professionali, per quanto banali possano apparire.

Sei d’accordo o la pensi diversamente? Racconta le tue esperienze nei commenti!

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  • Alessia

    proprio un bell’articolo :) comunque vorrei, se posso, segnalare un sito che mi è stato molto utile per trovare lavoro (visto che siamo in tema) :) si chiama JobVille ed è un portale trova lavoro molto molto ben fatto.

    • http://furbina.it Francesca

      Grazie Alessia,
      se ci sono risorse realmente utili da segnalare, ben venga!

      Perchè non ci racconti la tua esperienza di ricerca del lavoro? Come ti trovi ora?