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Business plan – Parte 4: Fattibilità economico-finanziaria

E’ bello crogiolarsi nel sogno di realizzare il proprio progetto, ma senza questa parte non andremo molto lontano…

Dopo lunghe ricerche siamo infine giunti alla parte più oscura del business plan, in cui si tirano le somme scopriremo davvero se la nostra idea può avere un riscontro economico o no. Per compilarla ci serve l’aiuto di un angelico commercialista, ai quali affideremo i nostri dati in cambio di una tabella ordinata che conterrà i nostri ipotetici bilanci dei primi 2-3 anni di attività.

Se siamo stati diligenti nelle nostre indagini, potremo fornire al commercialista dati molto precisi e realistici. Ovviamente le informazioni variano molto a seconda del caso specifico, ma la lista seguente dovrebbe fornire una utile linea guida:

  • Spese: fisse (affitto locali, bollette, …), materie prime (hardware e software, cancelleria, ecc…), distribuzione del prodotto finito, spese contabili e di amministrazione, stipendi di dipendenti e collaboratori, spese di promozione, varie e imprevisti.
  • Ricavi: Prezzi di vendita dei prodotti/servizi al pubblico.
  • Tasse o spese particolari (licenze software o di diritto d’autore, ecc…).

Occorre tenere a mente una cosa molto importante: il commercialista non è un veggente.
Per esempio, egli non può sapere che un distributore di fumetti si mangia il 50% del prezzo finale, o che Microsoft fa sconti sull’acquisto di licenze multiple di Office. Dobbiamo essere noi a fornirgli queste informazioni, mettendolo a parte dei “meccanismi” su cui abbiamo indagato e spiegandogli i motivi dietro ai numeri che gli stiamo snocciolando.
Solo così il commercialista potrà avere un’idea chiara di cosa intendiamo fare, economicamente parlando, e riuscirà a mettere ogni euro al posto giusto.

Quello che otterremo non sarà altro che una tabella di bilancio, ovviamente ipotetica, e relativa ai primi 2-4 anni attività del nostro progetto. Sicuramente spiccheranno il margine di contribuzione, il reddito operativo e il reddito netto da bilancio, cioè il numerino magico che indica, anno dopo anno, se staremo incassando o perdendo soldi.

Se ci accorgiamo di stare andando in crisi e di non capirci un’acca, facciamo un bel respiro e prendiamo in considerazione di frequentare un breve corso base di economia o di imprenditoria. Ce ne sono molti, anche serali e gratuiti, presso i Centri per l’Impiego e gli enti pubblici.
Non dimentichiamoci che, se il progetto andrà in porto, ci ritroveremo tutt’a un tratto imprenditori e avere una formazione specifica non potrà che avvantaggiarci.

A seguito di questa tabella, scriveremo dei capitoli che spiegano come siamo arrivati a certi numeri.
In sostanza, si tratta di mettere per iscritto la spiegazione che abbiamo illustrato al commercialista quando gli abbiamo richiesto l’analisi di bilancio, perciò dovrebbe risultare relativamente semplice. Ricordiamoci sempre le solite regole di scrittura (chiarezza e sintesi) e dovremmo cavarcela senza troppi mal di testa.

Il capitale iniziale

Siamo giunti alla richiesta finale: dobbiamo sparare una cifra da chiedere all’investitore.
Abbiamo scritto il resto del business plan per arrivare a questo momento, perciò i fronzoli sono inutili. Possiamo però esprimere le nostre considerazioni.

L’investitore

Il nostro benefattore non si accontenterà di mollarci i soldi e girarsi dall’altra parte. Nè noi potremmo volere questo, perchè è possibile che ci interessi trovare qualcuno che, oltre ai soldi, abbia capacità complementari alle nostre. Magari è in grado di gestire le pubbliche relazioni, o è legato ad aziende o a un settore per noi strategici. In ogni caso, prendiamoci del tempo per descrivere il tipo di persona che ci interessa, perchè di sicuro un miliardario che si è sempre occupato di ortofrutta potrebbe fare più male che bene al nostro neonato studio grafico.

Nella prossima e ultima parte concluderemo il nostro viaggio nel business plan, e vedremo come presentarlo al meglio.

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